Galleria Link
La storia

L'estro e l'uso della sua tavolozza e del suo pennello fanno di Antonio Babini un pittore molto apprezzato e conosciuto. Artista un pò all'antica, immune da preconcetti formali e culturali dipinge soltando quando gli viene l'"ispirazione" ed esternizza sulla tela tutto ciò che ha dentro. Antonio Babini nato a Russi di Ravenna (RA) il 14 settembre 1943 vive ed opera in centro a Bologna in prossimità dei Giardini Margherita. Ha studiato ragioneria e conteporaneamente ha frequentato corsi di disegno, passando molto tempo con il suo maestro e grande artista Carlo Corsi , prima della sua scomparsa.

dettagli

Otello (Mario)Martinelli scrive:

Come possiamo rifiutare la ipotesi del riciclaggio di precedenti sensazioni? Un ragionamento fantastico, al limite dell'assurdo, oppure una realtà inquietante o suggestiva? Nelle tele di Antonio Babini si avverte il senso dell'indefinito, uno sfuggente dell'immagine che porta ad una lontananza non soltanto concreta ma sensibile collocata nel fondo di recuperi di memoria. Il tema dominante è sens'altro in quel continuo ricercare lo spazio, per entrarvi sentendo di non riuscire a percorrerlo, nella coscienza d'esserne infinitesima parte. Così la risorsa immaginifica diventa vagare nelle sensazioni primitive ed acquisite, per gli apporti universali e singoli. Del resto quel ritorno continuo quasi indifferente di Antonio Babini ad un'interiore origine si ritrova ne naturalismo obiettizzato parzialmente, come trattenuto su luoghi prescelti, fermato nella rilettura di una condizione umana. Nele sue opere le case appaiono fatiscenti, nel fondo quasi a margine delle situazioni sociali, ancora rifugi d'antica civiltà, per quei tratti cromatici impressi d'impeto a renderle cadenti, o sfumati per continuare la dimenticanza di noi. La terra che si allarga per quasi tutta l'estenzione della tutela è matrigna, dura, inaridita e sterile; allora in Antonio Babini la scelta naturalistica non ha significato di ricreatività contemplativa nella conservazione estetica, e neanche di preferenza per gli ultimi spravissuti all'incalzare del'urbanizzazione impietosa e demolitrice. Se così fosse come sarebbero spiegabili quei gesti perdi rabbia che aggredscono non il quadro, ma lo stesso contenuto, per rifiutarlo, non volendolo accettare per la carica di sofferenza e di emarginazione, sacrificata al culto della più brutale conservazione.


Athos Vianelli scrive:

...i dipinti di Babini, forse per un inconscio contrasto - ma più probabilmente per una esigenza lirica interiore - sono un trionfo della luminosità e dell'atmosfera spaziosa, aperta sugli ampi orizzonti. Anche quando la matrice padana induce l'artista a soffermarsi sulle nebbie delle vaste plaghe che si aprono nei territori del delta del Po, a ridosso delle marine ferraresi e ravennati,, la luce trasparente - sia pure soffusa - sottolineando ambienti e stati d'animo, velando le forme di una delicata malinconica che non è tristezza. In questo contesto di luci e nebbie padane si svolge prevalentemente il dicorso pittorico di Antonio Babini, un umo e un artista impegnato a disvelare l'essenza umanistica e naturalistica di ambienti oramai purtrobbo compromessi, nella puntigliosa ricerca di una dimensione accettabile che apre uno spiraglio di speranza e di fede nela spiritualità.


Antonio Meluschi scrive:

l'esplorazione coloristica raffigurata da Antonio Babini si svolge nel'intreco verdeggiante dei canali intorno a Ravenna, e risulta viva e penetrante l'atmosfera che circola nel respiro ondoso dei canneti, quando il <> si butta a perdifiato lungo le valli. Si srotola fra le erbe palustri portando l'odore aspro del mare. L'uomo pur non apparendo nei quadri di Antonio Babini, fa sentire la sua presenza, ed è rintracciabile nella diversità dei capann e delle baracche, in cui dissomiglianza delle forme costruttive rivela sorprendenti caratteristiche e sono quelle che indicano l'umano segno di una vita ancorata al levarsi dell'alba, appena gli uccelli si svegliano e i guizzi dei pesci paiono sciabolare l'acqua di argento. Il campo pittorico di Babini sembra ristretto, quasi monotono, fermo agli argini dei canali, ai roccoli, alle frasconaie, ai vergelli o agli scpecchi, oppure alle fiocine, ai paradelli, ai calappi, alle reti o alle correntine, mala prospettiva si allarga, acquista una più ampia dimensione, e si entra in una terra che ancora tutta da palesare. Questa indagine compiuta con la tavolozza, e con modernità di intenti figurativi, mostra un appassionato fervore, una libertà espressiva, anche se a tratti si notano secchezze d'impianto, e non ostenta cerebrali discendenza, ma possiede il ragionato e ad un tempo istintivo crescere di un artista che, davanti alla supefacente realtà della naura, tenta di trasfigurare i più sconosciuti e riposti motivi poetici


Bruno Cernar scrive:

....raffinatezza e "magia" - vengono rivolte a sottolineare la modernità dello stile pittorico di Babini, che non appartiene ad un generico impressionismo post-storicistico, ma piuttosto ad un equilibrato e sciolto filtraggio fra recupero di un gusto ed un tendere gli occhi a suggestioni odierne I luoghi di cui Babini ci racconta, usciti da uno splendido album d'appunti di viaggio, sono luoghi colti, per un attimo, nel loro trsmigrare dalla nebbia alla luce, e dal chiarore all'indefinito; come certe mattinate di primo novembre in cui l'aspetto delle cose assume, pur in pieno ventesimo secolo, la consistenza di quinte di cartone, di comparse di uno spettacolo, di oggetti ad uso di ribalta da teatro di provincia, e ci attardiamo così a considerare come quella non realtà che ci viene proposta contenga, forse, una risposta a tanti, troppi insoluti interrogativi e allora come davanti a questi quadri, roviamo, pur nella contemplazione di questo palpitare e velggiare di tinte, un inquieto pacere. Passi dal suono indistinto si spengono tra indefiniri, abbracci del tempo.

Graziano Manni scrive:

.....il suo anarchismo pittorico è rimasto ancora come testimonianza di questa volontà di coerenza e di fedeltà a una pittura istintiva ed estemporanea , lontana dagli artifici accademici e dalle suggestioni facili. In questo senso può anche apparire monotona, con il ricorrere frequente degli stessi motivi e dei soggetti che si ripetono. Sono però sempre intuizioni nuove, ora assai diverse l'una dalle altre; tutte sempre protese a ricreare un paesaggio di favola introvabile per chi è abituato al rumore della civiltà tumultuosa. E' in queste atmofere ricreate che bisogna cercare il meglio della pittura e della dua esperienza artistica, di questo suo interessante percorrere la valle della padania là dove le immagini dell'infanzia lo riportano istintivamente. Babini ritrova miracolosamente le tessere di un inestricabile mosaico fatto di luci e di ombre ovattate, e lo ricompone con un piglio sicuro e con un suggestivo gioco di fantasia. La freschezza dell'ambiente rimane intatta in tale ricomposizione, e ci viene anzi restituita candidamente e senza apparente artificio. E' abbandonandsi a questa onda nostalgica che Babini si riporta sulle ombre della grande pittura emiliana, così unica nei suoi umori e riconoscibile a secoli di distanza.


Giorgio Cavazzini scrive:

.... distende un velo labile sulle armosfere chiare della pianura, riduce la potenza dei timbri e raccoglie in una sfera pacata e silenziosa le impressioni raccolte a contatto dei luoghi. Il pittore mette in rilievo una buona tecnica, agile nella traccia disegnativa e fluida nela stesura cromatica; egli rivela anche una sottile sensibilità d'indagine nella individuazione di quelle cose minime che riassumono il tono di un ambiente.

Antonio Babini © All Rights Reserved - info@antoniobabini.it

Link utili: Discoli Discoli Cinofilia Bologna Addestramento Cani